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La cooperazione è futuro: la parola a giovani cooperatori e cooperatrici

La cooperazione è futuro: la parola a giovani cooperatori e cooperatrici

Un’altra intervista dedicata ai giovani cooperatori del territorio di Confcooperative Piemonte Sud. Abbiamo intervistato Elena Barberis, Presidente della cooperativa sociale Emmanuele (Cuneo).

mercoledì 13 maggio 2026

Qual è il tuo percorso professionale e come sei entrata nel mondo della cooperazione?

 

Il mio percorso nel mondo della cooperazione è iniziato in modo quasi casuale, ma si è rivelato profondamente coerente con la mia identità lavorativa. Sono un'educatrice professionale, laureata nel 2015 presso l’Università degli Studi di Torino. Durante il tirocinio universitario ho avuto l'opportunità di conoscere la Cooperativa Sociale Emmanuele, un'esperienza che mi ha segnata molto positivamente.

Dopo la laurea e alcune esperienze lavorative in enti sia pubblici sia privati, nel luglio 2016 ho deciso di tornare proprio in quella realtà cooperativa che avevo intercettato anni prima. Sentivo il desiderio di mettermi in gioco in un contesto sinergico, attivo sul territorio e profondamente a contatto con le persone, che potesse dare spazio al mio desiderio di partecipazione e protagonismo. Nel tempo, la mia crescita professionale mi ha portata a spaziare dai centri di aggregazione alla comunicazione sociale, fino alla scelta di consolidare le mie competenze con un Master in coordinamento di servizi educativi nel 2025. Questo passo mi ha supportata nell’acquisire gli strumenti necessari a ricoprire ruoli di maggiore responsabilità e coordinamento all’interno della cooperativa.

 

Come si dovrebbe valorizzare il contributo delle giovani generazioni all’interno del mondo cooperativo e come andrebbe integrato con quello delle persone con più esperienza?

 

La valorizzazione dei giovani all’interno del mondo cooperativo passa necessariamente attraverso la creazione di un ricambio generazionale concreto, che deve riguardare sia i ruoli tecnici sia, soprattutto, i ruoli politici e decisionali. Non si tratta solo di inserire nuove figure operative, ma di imporsi un metodo che garantisca percorsi di carriera e di crescita: dall’operatività al coordinamento, fino all’ingresso negli organi di indirizzo.

Per rendere efficace questa integrazione, credo siano fondamentali tre pilastri:

- l'assunzione di responsabilità politica: favorire il ricambio nei luoghi di elezione permette di integrare lo sguardo giovane con l'esperienza di chi ha una memoria storica dell'organizzazione. È un processo complesso, ma essenziale per far crescere le persone all'interno del sistema cooperativo.

- l'apprendimento per osservazione e partecipazione: solo facendo e stando all'interno dei processi si può imparare davvero. Porto come esempio la mia esperienza personale: sono entrata nel Consiglio di Amministrazione a 28 anni con il forte desiderio di capire. Quel tempo passato a osservare e conoscere le dinamiche è stato fondamentale per la mia formazione professionale e politica.

- la creazione di spazi di confronto: per mettere insieme le diverse generazioni occorre costruire spazi di condivisione dove le persone possano parlarsi e confrontarsi apertamente. È in questi luoghi che avviene la vera sintesi: da un lato si dà spazio a visioni nuove e fresche, dall'altro si ha l'umiltà e l'opportunità di imparare dall'esperienza del passato.

Valorizzare i giovani significa quindi lasciare spazio in modo concreto, permettendo loro di abitare i luoghi delle decisioni affinché la cooperativa possa rigenerarsi senza perdere le proprie radici.

 

Un aspetto su cui la cooperazione può migliorare in futuro?

Credo che la sfida prioritaria sia quella di comunicare il valore della cooperazione in un’accezione più profonda e politica. Non si tratta solo di curare l'immagine, ma di riuscire a portare a livello istituzionale un riconoscimento reale della nostra professione e dell’impatto che generiamo.

Dobbiamo lavorare affinché la cooperazione sia riconosciuta come parte integrante e attiva del sistema di welfare. Il nostro lavoro non è un elemento accessorio, ma un motore fondamentale dello sviluppo economico e civile. In un periodo storico come quello attuale, è essenziale che il sociale sia visto come un investimento sulla qualità della vita della comunità e non solo come un insieme di servizi erogati.